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Tomats. Un secolo di maschere lignee del tarcentino - Volume 1
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Tomats. Un secolo di maschere lignee del tarcentino - Volume 1
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Guida alla lettura delle schede
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Presentazione - Il carnevale tarcentino: strits e tomats

di Sergio Ganzitti


Copertina Libro TomatsIl crescente interesse dimostrato in questi ultimi anni attorno al carnevale tarcentino ci ha spinto a costituirci in associazione al fine di valorizzarne, promuoverne e diffonderne la conoscenza. Due gli elementi essenziali e peculiari del nostro carnevale: gli strîts ed i tomàts.

Da Sammardenchia a Coia, da Zucchia a Billerio, ma anche a Malmaseria e a Zomeais, i giovani dei paesi della nostra riviera, indossando i tomàts, si prendevano gioco, con gioiose satire – gli strîts – degli amministratori o di altri personaggi noti della comunità locale, mettendo in scena campanilismi, vicende amorose o altri aspetti della vita quotidiana.

In genere i tomàts, le caratteristiche maschere di legno, erano abbastanza pesanti da portare, e le satire che venivano improvvisate puntavano forse più sulla forza della gestualità che della parola, con un’enfasi espressiva che arrivava fino al grottesco e al triviale.


Il carnevale era l’occasione per i gruppi mascherati di girare per le case, accompagnati da “armoniche e liròn” (fisarmonica e contrabasso), fare qualche ballo con le ragazze del paese e raccogliere uova, salame, farina, vino ed altro per una cena in comune.

Ce Carnavâi in chei agns a Biliris!
A’ jerin il plui biel jenfri l’an.
Ju spietavin cul cûr in man e za ai Sants
si tacave a pensâju e a dâ dongje
programs par viviu te mode miôr.
… o cirivin tomàts par lâ in mascare,
o metevin di bande musets e lujaniis pes cenis…
Robis in pizzul,
d’acordo, di paîs o di borc; ma ce biel!

Meni Ucèl


Che carnevali in quegl’anni, a Billerio!/Erano il più bell’intermezzo dell’anno./Li aspettavamo con ansia e già ai Santi/si cominciava a pensarci e a organizzarci per viverli al meglio./...cercavamo i tomàts per andare i maschera,/mettevamo da parte cotechino e salsicce per le cene.../Piccole cose/d’accordo, cose di paese e di borgo, ma che bello!//Otmar Muzzolini (Meni Ucel)

Era festa grande per giovani ed anziani, soprattutto maschi, infatti le donne non potevano mascherarsi. Si muovevano in due gruppi: uno “a bello” ed uno “a brutto”. I primi non indossavano le maschere e si rendevano garanti del comportamento dei secondi, che rovesciavano i ruoli: la miseria in allegria, “i sotàns in sorestànts” (gli umili in potenti), gli ignoranti in sapienti.

Tanti si ingegnavano allora a realizzare la propria maschera, da indossare per celare la propria identità durante gli eccessi carnevaleschi. E le maschere erano perlopiù realizzate in modo rudimentale, ma alcuni intagliatori particolarmente abili raggiunsero una qualità notevole nelle loro opere.
Il carnevale tarcentino non avendo personaggi caratteristici da rappresentare permetteva la massima fantasia al mascheraio, alcune particolari espressioni del volto erano dettate dalla naturale conformazione del legno: un nodo, un ramo tagliato o altro.

Fra i mascherai degni di memoria, di cui non è stato possibile reperire alcuna maschera, vanno ricordati: Ludovico e Cesare Toso, di borgo Zucchia. A Ludovico si devono le più belle maschere conservate nel museo di Udine. Ricordiamo anche Fernando Vidoni, di Sammardenchia; Domenico, Guido ed Augusto Del Medico, Francesco Muzzolini e Antonio Vidoni, di Coja. Sergio Micco di Sammardenchia, è stato il traghettatore tra i vecchi mascherai ed i nuovi, che, negli ultimi anni, si sono avvicinati a lui e da lui hanno imparato.


L’associazione “i Mascarârs di Tarcint”, facendo proprio l’invito lanciato dalla studiosa Andreina Nicoloso Ciceri 1, ha voluto cimentarsi in una catalogazione dei tomàts prodotti sino al 1985. E’ stato molto difficile reperire tomàts molto antichi in quanto molto spesso venivano bruciati o distrutti subito dopo l’uso per non permettere il riconoscimento di chi li aveva indossati. Alcuni sono stati raccolti dalla stessa Ciceri e donati al Museo di Udine, altri ancora, dimenticati in qualche soffitta sono andati persi con il terremoto del 1976, altri ancora sono stati donati a coloro che hanno portato aiuto nelle nostre zone nel post terremoto. Comunque possiamo dirci soddisfatti perché un buon numero è stato recuperato presso i mascherai o i loro familiari o presso altre persone che li avevano ricevuti in dono.


Ogni maschera è stata fotografata, misurata, pesata ed esaminata per compilare la scheda descrittiva. Lo schedario informatizzato, disponibile per consultazioni ed approfondimenti, verrà integrato prossimamente con le maschere realizzate negli ultimi venticinque anni.
E’ volontà dell’associazione raccogliere in una pubblicazione anche le numerose maschere della Valle del Torre conservate nel Museo Etnografico del Friuli.