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Tomats. Un secolo di maschere lignee del tarcentino - Volume 1 - Guida alla lettura delle schede
Indice
Tomats. Un secolo di maschere lignee del tarcentino - Volume 1
Premessa
Guida alla lettura delle schede
Tutte le pagine

Guida alla "lettura" delle schede

di Gigi Revelant


Lo scopo di questa pubblicazione è documentare in modo oggettivo e visuale la produzione delle maschere lignee carnevalesche tarcentine, conosciute come i “tomâts”. Le informazioni contenute in ciascuna scheda illustrativa a corredo dell'immagine sono infatti mirate a descriverne le caratteristiche per facilitare il confronto fra i diversi stili di scultura degli autori.

La schedatura delle maschere non segue il metodo “standard” utilizzato per la classificazione dei materiali etnografici, ritenendo quelle definizioni troppo generiche e universali per descrivere un manufatto speciale come il “tomât”.  Si è quindi cercato di individuare definizioni più appropriate e specifiche, che di seguito saranno illustrate per una migliore comprensione e leggibilità del volume.

Si è voluto poi limitare l'ambito di ricerca alle maschere prodotte prima degli anni '80, prima quindi dell'inizio della rinascita di questa interessante pratica nelle zone del tarcentino.

Se è quasi impossibile trovare oggi maschere precedenti al periodo della seconda guerra mondiale, tragico spartiacque anche per queste terre, è altrettanto difficile rintracciare produzioni che datino prima del terremoto del 1976. Va però ricordato che la fondamentale ricerca sul carnevale in Friuli, promossa dalla Filologica Friulana e realizzata dai coniugi Ciceri nei primi anni '60, aveva raccolto un considerevole numero di manufatti risalenti ai primi decenni del '900, che ora sono patrimonio dei Civici Musei Udinesi. Ci auguriamo che quelle maschere siano oggetto di una prossima pubblicazione ad esse dedicata.

La scheda tipo realizzata per questa ricerca contiene definizioni relative all'autore e alla zona di produzione, per indirizzare alla origine e allo stile, e notizie più tecniche relative alle caratteristiche di costruzione.

Le prime definizioni sono dunque abbastanza naturali e non richiedono spiegazioni particolari: autore, data di nascita e professione sono informazioni necessarie che servono tuttavia a comprendere il periodo storico e a sottolineare il carattere spontaneo della scultura delle maschere carnevalesche del Tarcentino. Questa antica pratica non corrisponde infatti quasi mai a una professione legata alla lavorazione del legno.

La località di produzione è importante non solo per un fine “statistico”, ma suggerisce al lettore attento che autori della medesima località o frazione spesso mostrano caratteristiche simili nella  realizzazione delle proprie maschere. Se si osservano e comparano maschere provenienti dallo stesso luogo, ma di autori diversi, si può riconoscere quasi uno “stile” comune, legato a quello specifico luogo, e non solo una pur possibile forma di imitazione reciproca.

L'anno di costruzione, anche se non è sempre possibile identificarlo con estrema precisione, oltre ad indicare ovviamente l'età della maschera aiuta anche a valutare l'evoluzione delle tecniche negli ultimi decenni.

Le informazioni riguardanti la proprietà e il luogo di conservazione attuali hanno lo scopo di consentire la rintracciabilità dell'opera, per future esigenze culturali o espositive.

Le dimensioni e il peso non sono solo una mera formalità, ma informano chiaramente sulle caratteristiche fondamentali di indossabilità della maschera che, lo sottolineamo,  venivano concepite soltanto per l'uso carnevalesco e non per esigenze semplicemente decorative.

Il tipo di legno è un dettaglio fondamentale non solo come dato tecnico ma anche per testimoniare la varietà di essenze impiegate. In genere le qualità di legno erano quelle maggiormente disponibili sul territorio, come ad esmpio il tiglio, il salice o l'ontano,  che possedevano anche caratteristiche di una più facile lavorabilità con attrezzi che un tempo erano certo meno sofisticati di ora.

Anche l'informazione sul tipo di colori impiegati ha una duplice valenza, sia di dato tecnico-descrittivo ma anche di storicizzazione dei materiali impiegati. I colori acrilici, ad esempio, sono divenuti di uso comune solo verso la fine degli anni '70. D'altra parte un certo tipo di materiale povero come terre, nerofumo, polvere di mattoni, lucido da scarpe, può testimoniare anche le scarse disponibilità economiche. Quella che oggi può essere una scelta “artistica”, 50 anni fa poteva invece significare necessità economica.

Generalmente era l'autore a dipingere e decorare la maschera realizzata. Tuttavia in alcuni casi poteva essere richiesto l'aiuto di un amico pittore. E' il caso ad esempio della serie di maschere realizzate da Olvino Del Medico per il gruppo folcloristico “Chino Ermacora”, che furono dipinte (a olio) dal pittore tarcentino Tiziano Turrin. Altre volte si poteva chiedere più semplicemente al parente o all'amico con qualche abilità pittorica superiore a quella dello scultore stesso.

Un'altra caratteristica importante è la definizione del tipo di profilo della maschera. Forse l'autore non ci prestava attenzione durante il suo lavoro, ma esso assume rilievo in relazione alla indossabilità e -a saperlo leggere- ci può raccontare qualcosa anche dell'età e della provenienza della maschera stessa.

Tipi di profilo

A  - Profilo “arrotondato”
Indica maggiore attenzione al gusto estetico e al dettaglio della indossabilità. Utilizzato a partire dai decenni più recenti.


B  - Profilo “parzialmente arrotondato”
Adottato per migliorare l'indossabilità nella parte inferiore (gola). Utilizzato sporadicamente dai mascherai.


C  - Profilo “classico”
E' il profilo standard dei “tomâts”, usato da quasi tutti i mascherai più antichi.


D  - Profilo “avvolgente”
Tipo di struttura che si incontra meno frequentemente: copre parzialmente anche la testa, quasi ad “avvolgerla”. Utilizzato per maschere speciali, sia anticamente che recentemente.

Le caratteristiche costruttive delle maschere infine raccolgono in forma sintetica e sottolineano i punti fondamentali attraverso i segni di alcuni particolari del viso.

Il naso è forse l'elemento più caratteristico della maschera. Molte volte è ricavato da un pezzo di legno distinto dalla maschera e incollato, avvitato o inchiodato al suo posto; nelle maschere più vecchie anche senza particolare attenzione a “nascondere” la giunzione. Viene anche indicata la presenza o meno di fori, che consentono una migliore respirazione a chi indossa il “tomât”.

Della bocca, che può assumere le forma più varie, viene comunque indicata la presenza o meno di una apertura, che consenta di ottenere un effetto di  maggiore o minore riconoscibilità a chi la indossa per carnevale.

I denti vengono definiti “intagliati”, quando sono ricavati dallo stesso legno del volto per mezzo dell'intaglio, oppure “impiantati”, cioè ricavati da altri frammenti o addirittura tipi di legno diversi e impiantati o incollati nella bocca. Le due soluzioni ottengono in genere effetti  diversi, conferendo alla maschera un aspetto specifico.

I materiali aggiunti sono abbastanza frequenti, quando l'autore vuole completare l'opera con dettagli per lui importanti, non realizzabili con il solo intaglio del legno. In genere si usava la canapa da idraulico, anche per la sua disponibilità visto che il mestiere era piuttosto diffuso, oppure i peli di animale (in genere il maiale, un tempo allevato da molte famiglie) o ancora paglia (magari ricavata da fiaschi o damigiane dismesse).  Talvolta si usavano denti di maiale o cinghiale, pezzi di cuoio, secondo la fantasie e la disponibilità dell'autore.

Una informazione essenziale è quella sulla indossabilità, che indica – se non che la maschera sia stata utilizzata in qualche edizione del carnevale locale – almeno che l'intenzione dell'autore era di realizzare una maschera effettivamente utilizzabile.

Nella raccolta sono state inserite anche alcune maschere chiaramente non indossabili, o per particolare pregio o perchè realizzate comunque da autore che ha normalmente prodotto maschere utilizzabili. Fatte per proprio piacere o per regalo, senza il pensiero o vincolo dell'uso.

Ancora altre informazioni sono state raccolte: note particolari, aneddoti o piccole storie legate alla specifica  maschera. Non sono state  riportate nelle schede perchè specifiche soltanto di qualcuna di esse e non “generalizzabili”.  Sono comunque registrate e conservate nell'archivio della associazione dei “Mascarars di Tarcint”.