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I "Tomàts". Le maschere in legno del carnevale tarcentino
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I "Tomàts". Le maschere in legno del carnevale tarcentino
I Mascarars
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Le origini dei Tomats

Nei paesi della riviera tarcentina, da Billerio a Zucchia, da Coia a Sammardenchia, un tempo il Carnevale veniva vissuto intensamente. Pur senza le precise "figure" che caratterizzano la tradizione di molte località delle alpi orientali, un elemento particolare ha identificato il Carnevale locale: la maschera lignea, ovvero il "tomàt".

Copertina del depliant

Non è facile indicare con precisione un inizio, tuttavia il periodo d'oro fu nel secolo scorso, tra le due guerre. Allora fiorirono gli "strîts", scenette satiriche che venivano protate di borgo in borgo dai gruppi mascherati. Nei paesi della riviera molti si dedicavano all'intaglio delle maschere, quando la pausa del lavoro nei campi ne lasciava il tempo. Più o meno rudimentali, colorate efficacemente o di legno naturale, con nasi removibili, con denti o peli di animale, i "tomàts" venivano in genere usati per un solo anno per non far riconoscere chi li aveva indossati. Spesso poi venivano bruciati o dimenticati in qualche soffitta. È per questo che pochi esemplari sono giunti fino a noi, per merito di una essenziale ricerca compiuta nelgi anni '50 - '60 dai coniugi Ciceri e documentata nel volume "Il Carnevale in Friuli", del 1968.

Nonostante il rapidissimo cambiamento che ha frantumato negli ultimi decenni abitudini e tradizioni, nel tarcentino è sopravvissuta la passione per l'intaglio delle maschere, ad opera di un piccolo numero di appassionati, che si sono tramandati sovente questa "abilità" di padre in figlio.
Strits



Ancora oggi alcuni sono attivi, presentando i loro lavori durante eventi locali ma anche nella provincia e al di fuori di essa. E sono anche riprese, rinnovate, le scenette satiriche - gli strîts -, cui si può assistere, con un po' di fortuna, ogni anno a Carnevale.