Facebook
Pubblicazioni

Per saperne di più...

Tomâts che non tramontano
Indice
Tomâts che non tramontano
Presentazione di Franco Iacop
Presentazione di Paola Pascoli
Presentazione di Fabio Polla
Presentazione di Lucio Tollis
SCARICA IL PDF
Tutte le pagine

Copertina catalogo

 

Maschere, 1966

Tiziano Turrin


Una mostra in Consiglio regionale nel tempo del Carnevale per raccontare attraverso la maschera – ovvero le maschere – una tradizione antica, profondamente radicata in Friuli Venezia Giulia ove le manifestazioni sono tante e caratteristiche: fra tutte, gli spazi di questa che è la casa della comunità regionale si aprono a due esperienze originali – quella dei tomâts tarcentini e quella del quasi centenario carnevale di Morsano di Strada – per documentare in questa duplice coniugazione l'evoluzione di un'arte antica, popolare perché largamente condivisa, ammirata, partecipata.

 

"Maschere. Tra tradizione e innovazione" è il titolo unitario dell'iniziativa che, anche con un duplice catalogo monotematico, accende i riflettori da un lato sui "Tomâts che non tramontano" e dall'altro sul passaggio "dalla cartapesta alla fibra di carbonio" sperimentato dal carnevale a Morsano di Strada a partire dal 1929 ed ora affidato al Gruppo "Lis Mascaris" che da oltre trent'anni coniuga l'idea fondante della maschera con l'utilizzo di materiali un tempo impensabili. Se infatti la tecnica usata fino a trent'anni fa era quella della lavorazione della cartapesta, via via nelle creazioni sono entrati materiali tecnologici abbinati a tessuti e stoffe per costumi sontuosi e rappresentazioni fiabesche. Uno straordinario contrasto visivo con i tomâts, le maschere intagliate nel legno, che vivono una nuova stagione creativa grazie alla fioritura di nuove leve di mascherai che hanno raccolto l'esempio e l'arte dei vecchi maestri intagliatori tarcentini, originale profilo di quella composita famiglia artistica che da Tarcento ha sempre alimentato la pittura e la scultura del Friuli Venezia Giulia. Una comunità artistica che per quanto riguarda questa espressione tipica, le maschere di legno appunto, ha allargato i confini facendo proseliti: si moltiplicano i volti, sempre diversi, nella sintesi tra la natura propria del legno scelto e la mano dell'intagliatore e nel rivivere dell'idea di fondo del carnevale e della maschera, dei suoi archetipi.

 

Così, nel segno di una tradizione che rimanda ad antiche ritualità religiose e carnevalizie, al teatro e alla commedia dell'arte, a riti stregoneschi, alla burla e alla goliardia, al fracasso e alla festa nelle piazze e nelle strade, nelle osterie e nelle case secondo usi persi nel tempo, il Consiglio apre la propria sede alle maschere che, pur essendo di per sé strumento metaforico teso a celare l'identità, mostrano appieno l'identità multiforme di un'arte radicata nella nostra regione, tenacemente coltivata e rinnovata.

 

Un riconoscimento, insomma, non solo di un filone culturale che vive nuovo slancio, ma anche all'impegno di quanti nelle diverse realtà si impegnano a promuovere curiosità e interesse intorno a queste attività, coinvolgendo e aggregando forze e impegno volontaristico e organizzando manifestazioni per la più ampia e festosa partecipazione popolare. Un ringraziamento anche all'Associazione Storie dai Longobars, attiva da oltre un lustro nel promuovere iniziative di divulgazione di storia, arte e cultura friulana, che ha svolto il ruolo di coordinatore dell'iniziativa coinvolgendo anche i comuni di Cassacco, Castions di Strada e Tarcento, luoghi in cui hanno sede le tre associazioni.

 

Franco Iacop
Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia


L'associazione culturale Storie dai Longobars opera in regione da quasi trent'anni per divulgare la storia, l'arte e le tradizioni locali del Friuli Venezia Giulia e per tale ragione è stata coinvolta nella veste di coordinatrice per la realizzazione di una mostra, originale nel suo genere, che vede esposte fianco a fianco le maschere di tipo facciale in legno denominate tomâts, proposta da I Mascarârs di Tarcint, con la complessa "maschera da indossare" composta da un sontuoso abito sovrastato da una articolata e colorata costruzione artistica atta a coprire interamente la persona, presentata dal gruppo Lis Mascaris di Morsano di Strada.

 

Omogenee per forma, dimensioni e colore prevalente, le une, ed eterogenee per temi trattati, finiture superficiali ed abbinamento di materiali, le altre: tutte accomunate da un appassionato e laborioso lavoro di studio e di ricerca, ben evidente guardando in dettaglio le opere esposte, ma talvolta dimenticato da chi associa il termine maschere solo a feste, risate ed allegria.

 

Il titolo "Maschere. Tra tradizione e innovazione" vuole contemporaneamente richiamare sia la diversità di materiali utilizzati dai due gruppi per realizzare le loro maschere sia il fatto che entrambe le associazioni hanno alle spalle una tradizione in tema di maschere presente nel rispettivo comune di provenienza, che lentamente si sta rinnovando. Poter scolpire il legno utilizzando attrezzi nuovi rispetto al passato o poter passare dalla cartapesta alla fibra di carbonio per realizzare le grandi sculture da indossare costituiscono il punto di partenza per grandi innovazioni.

 

Le amministrazioni comunali in cui le tre associazioni hanno sede (Cassacco, Castions di Strada e Tarcento) sono state coinvolte nell'iniziativa e hanno aderito immediatamente, comprendendo l'importanza che la mostra riveste per le associazioni attive nei rispettivi territori, per le quali l'esposizione del frutto del loro lavoro di anni di passione e ricerca in una sede così prestigiosa rappresenta un riconoscimento dell'importanza di quanto fatto fino ad ora e uno stimolo a proseguire nel futuro.

 

Paola Pascoli
Presidente Associazione Storie dai Longobars


È con viva soddisfazione che abbiamo accolto l'invito a presentare, nella prestigiosa sede del Consiglio regionale, i tomâts, le caratteristiche maschere lignee del carnevale tarcentino. Rappresenta per noi un passaggio importante nella loro valorizzazione e diffusione che sono tra gli scopi precipui della nostra associazione. Due gli elementi essenziali e peculiari del nostro carnevale: gli strîts ed i tomàts. Da Sammardenchia a Coia, da Zucchia a Billerio, ma anche a Malmaseria e a Zomeais, i giovani dei paesi della nostra riviera, indossando i tomàts, si prendevano gioco, con gioiose satire – gli strîts – degli amministratori o di altri personaggi noti della comunità locale, mettendo in scena campanilismi, vicende amorose o altri aspetti della vita quotidiana.

 

Il carnevale era l'occasione per i gruppi mascherati di girare per le case, accompagnati da "armoniche e liròn" (fisarmonica e contrabasso), fare qualche ballo con le ragazze del paese e raccogliere uova, salame, farina, vino ed altro per una cena in comune.

 

Era festa grande per giovani ed anziani che si muovevano in due gruppi: uno "a bello" ed uno "a brutto". I primi non indossavano le maschere e si rendevano garanti del comportamento dei secondi, che rovesciavano i ruoli: la miseria in allegria, "i sotàns in sorestànts" (gli umili in potenti), gli ignoranti in sapienti.

 

L'associazione "i Mascarârs di Tarcint", ha realizzato la catalogazione dei tomàts prodotti sino al 1985. È stato molto difficile reperire tomàts molto antichi in quanto molto spesso venivano bruciati o distrutti subito dopo l'uso per non permettere il riconoscimento di chi li aveva indossati. Altri ancora, dimenticati in qualche soffitta, sono andati persi con il terremoto del 1976, altri ancora sono stati donati a coloro che hanno portato aiuto nelle nostre zone nel post terremoto. È stata recentemente aperta a Tarcento la Cjase dai tomâts dove sono esposte numerose maschere lignee e dove è possibile osservare i mascherai impegnati nella loro realizzazione.

 

Un sincero ringraziamento al prof. Lucio Tollis, assessore alla cultura del Comune di Tarcento, per il testo di presentazione ed a Paola Pascoli, presidente dell'Associazione Storie dai Longobars, che ha condiviso con noi questa esperienza espositiva.

 

Fabio Polla
Presidente de "i Mascarârs di Tarcint"


 

Approda negli spazi del Consiglio regionale a Trieste, cuore della vita istituzionale della nostra Regione, una bella mostra di tomâts, le maschere lignee del Tarcentino.

 

Segno della sensibilità dell'Istituzione e della tenacia di tutti coloro che si sono adoperati negli ultimi decenni per salvare, rivitalizzare, rimettere in scena, una tradizione prossima a diventare solo traccia e testimonianza silenziosa in qualche raccolta di museo, o in qualche rievocazione nostalgica in pubblicazioni locali.

 

Come ha scritto Michail Bachtin: «Nella cultura popolare dietro la maschera si nascondeva l'inesauribilità della vita e i suoi molteplici volti. Questa natura è indistruttibile. Anche nell'attuale vita comune essa [...] è percepita come particella di un qualche altro mondo. Non potrà mai diventare una semplice cosa fra le altre cose.»

 

Così, come il seme portato dal vento, se trova l'humus per attecchire e crescere, si moltiplica in una nuova fioritura, la tradizione dei tomâts, rimasta nelle mani e nei gesti, nella fantasia, di pochissimi che l'avevano vissuta e amata nei carnevali paesani dei loro borghi, è rinata e fiorisce di anno in anno, di carnevale in carnevale.

 

A partire dai primi anni Ottanta, è cresciuta una nuova leva di mascherai, sostenuta dall'esempio e dall'arte dei pochi vecchi maestri intagliatori rimasti attivi, e ha ripreso respiro una cultura popolare che Licio Damiani nella premessa al catalogo della IX Edizione Storica della Mostra Triveneta di Arte contemporanea Città di Tarcento del 1981, segnalava addirittura come elemento non secondario della temperie creativa nella quale si era alimentata l'arte dei tarcentini, pittori e scultori, portando alla luce il rapporto intimo tra le maschere del carnevale e le opere degli artisti:

 

«L'antica desolazione contadina ispida e legnosa, che non accetta la rassegnazione, ma esplode in rivolta anarchica con piglio picaresco, percorso da oscure paure, ma anche da un gusto ironico, dissacrante e violento di sfida, trova nell'immagine visiva la propria espressione naturale e compiuta. Sono, queste immagini, le maschere lignee scolpite da ignoti artigiani per i carnevali locali, con la loro ferinità grottesca chiamata ad annegare la tristezza e il dolore come un'ubriacatura (o a renderli più acuti e percepibili in una sorta di metafora liberatoria) e le immagini raccolte, rielaborate, rese consapevoli a livello critico dal gruppo di pittori che dagli anni Trenta a oggi, ha creato a Tarcento una vera e propria scuola ... che si regge su legami interiori, che porta in luce e rende consapevole una cultura popolare intesa veramente quale modo di essere collettivo.».

 

Modo di essere collettivo era, appunto, il carnevale popolare, che viveva in mezzo alla gente inscenando una parodia gioiosa degli avvenimenti e dei personaggi delle comunità paesane.
E tale è tornato ad essere da quando i tomâts, opera di vecchi e nuovi mascherai -ormai più di una ventina attivi intorno all'area tarcentina- vengono per carnevale indossati da compagnie che animano le strade e le osterie e rinnovano il rito degli strîts, gioiosi e allegri, beffardi e sarcastici, fuori dalla banalità dei conformismi globali. Quelle maschere, intagliate nelle cortecce secondo l'umore del legno e l'estro del momento, sono ancora al centro di uno dei più affascinanti e misteriosi riti del carnevale dei nostri paesi, ne conservano il respiro antico, ne rinnovano le grida e i motteggi, i graffianti sberleffi, e stringono ancora come in un cerchio magico attori e spettatori, che si rispecchiano gli uni negli altri, si riconoscono ancora legati a quell'umore e a quella linfa, che per misteriosi canali alimenta, fin dalle antiche feste agricole pagane, i rituali liberatori di una comicità senza impacci, non raffrenata dagli schemi sociali della vita di ogni giorno.

 

E, dunque, non è una semplice mostra di maschere intagliate nel legno delle colline dell'area tarcentina, quella che si potrà ammirare nello spazio espositivo del Consiglio regionale, ma il segno di un rinnovarsi di rituali ancora vivi, tenacemente ripresi e rivissuti, che ogni anno di più coinvolgono le persone e accendono frammenti irrinunciabili, e non snaturati, di culture antichissime.

 

Lucio Tollis


Copertina catalogo

 

Scarica il PDF