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Tomâts che non tramontano - Presentazione di Lucio Tollis
Indice
Tomâts che non tramontano
Presentazione di Franco Iacop
Presentazione di Paola Pascoli
Presentazione di Fabio Polla
Presentazione di Lucio Tollis
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Approda negli spazi del Consiglio regionale a Trieste, cuore della vita istituzionale della nostra Regione, una bella mostra di tomâts, le maschere lignee del Tarcentino.

 

Segno della sensibilità dell'Istituzione e della tenacia di tutti coloro che si sono adoperati negli ultimi decenni per salvare, rivitalizzare, rimettere in scena, una tradizione prossima a diventare solo traccia e testimonianza silenziosa in qualche raccolta di museo, o in qualche rievocazione nostalgica in pubblicazioni locali.

 

Come ha scritto Michail Bachtin: «Nella cultura popolare dietro la maschera si nascondeva l'inesauribilità della vita e i suoi molteplici volti. Questa natura è indistruttibile. Anche nell'attuale vita comune essa [...] è percepita come particella di un qualche altro mondo. Non potrà mai diventare una semplice cosa fra le altre cose.»

 

Così, come il seme portato dal vento, se trova l'humus per attecchire e crescere, si moltiplica in una nuova fioritura, la tradizione dei tomâts, rimasta nelle mani e nei gesti, nella fantasia, di pochissimi che l'avevano vissuta e amata nei carnevali paesani dei loro borghi, è rinata e fiorisce di anno in anno, di carnevale in carnevale.

 

A partire dai primi anni Ottanta, è cresciuta una nuova leva di mascherai, sostenuta dall'esempio e dall'arte dei pochi vecchi maestri intagliatori rimasti attivi, e ha ripreso respiro una cultura popolare che Licio Damiani nella premessa al catalogo della IX Edizione Storica della Mostra Triveneta di Arte contemporanea Città di Tarcento del 1981, segnalava addirittura come elemento non secondario della temperie creativa nella quale si era alimentata l'arte dei tarcentini, pittori e scultori, portando alla luce il rapporto intimo tra le maschere del carnevale e le opere degli artisti:

 

«L'antica desolazione contadina ispida e legnosa, che non accetta la rassegnazione, ma esplode in rivolta anarchica con piglio picaresco, percorso da oscure paure, ma anche da un gusto ironico, dissacrante e violento di sfida, trova nell'immagine visiva la propria espressione naturale e compiuta. Sono, queste immagini, le maschere lignee scolpite da ignoti artigiani per i carnevali locali, con la loro ferinità grottesca chiamata ad annegare la tristezza e il dolore come un'ubriacatura (o a renderli più acuti e percepibili in una sorta di metafora liberatoria) e le immagini raccolte, rielaborate, rese consapevoli a livello critico dal gruppo di pittori che dagli anni Trenta a oggi, ha creato a Tarcento una vera e propria scuola ... che si regge su legami interiori, che porta in luce e rende consapevole una cultura popolare intesa veramente quale modo di essere collettivo.».

 

Modo di essere collettivo era, appunto, il carnevale popolare, che viveva in mezzo alla gente inscenando una parodia gioiosa degli avvenimenti e dei personaggi delle comunità paesane.
E tale è tornato ad essere da quando i tomâts, opera di vecchi e nuovi mascherai -ormai più di una ventina attivi intorno all'area tarcentina- vengono per carnevale indossati da compagnie che animano le strade e le osterie e rinnovano il rito degli strîts, gioiosi e allegri, beffardi e sarcastici, fuori dalla banalità dei conformismi globali. Quelle maschere, intagliate nelle cortecce secondo l'umore del legno e l'estro del momento, sono ancora al centro di uno dei più affascinanti e misteriosi riti del carnevale dei nostri paesi, ne conservano il respiro antico, ne rinnovano le grida e i motteggi, i graffianti sberleffi, e stringono ancora come in un cerchio magico attori e spettatori, che si rispecchiano gli uni negli altri, si riconoscono ancora legati a quell'umore e a quella linfa, che per misteriosi canali alimenta, fin dalle antiche feste agricole pagane, i rituali liberatori di una comicità senza impacci, non raffrenata dagli schemi sociali della vita di ogni giorno.

 

E, dunque, non è una semplice mostra di maschere intagliate nel legno delle colline dell'area tarcentina, quella che si potrà ammirare nello spazio espositivo del Consiglio regionale, ma il segno di un rinnovarsi di rituali ancora vivi, tenacemente ripresi e rivissuti, che ogni anno di più coinvolgono le persone e accendono frammenti irrinunciabili, e non snaturati, di culture antichissime.

 

Lucio Tollis